venerdì 10 marzo 2017

I mulini e il vento di Primavera.

Siamo a Marzo e il freddo invernale è ormai un ricordo. Le finestre sbadigliano respirando a pieni polmoni la primavera. Il cielo si terge annunciando l’inizio di un periodo fitto di attività all’aria aperta.
Tra i vari sapori che trionfano in questo mese, ci sono gli spinaci, le cipolline, e il carciofo, che è quello che amo particolarmente. Ne ricordo il primo assaggio.
Mia madre, intenta a prepararli, staccava ogni petalo della prima corolla e ne gustava la tenera parte bianca. Sì, parlo di petali perché il carciofo è un fiore. Fu allora che per emulazione e curiosità, anch’io deliziai il palato con quel nuovo sapore, lo stesso, invitante e gustoso, che provo oggi . Ora sapete quali fiori regalarmi.
Con la primavera iniziamo le nostre gite fuori porta e tra le tante possibili ve ne suggerisco una insolita dove la meraviglia associata a tanta consapevolezza alimentare coinvolge grandi e piccini. Alle porte della città di Barletta, nella zona artigianale, c’è “il fornaio dei mulini vecchi”, dove si realizzano tante bontà.
Ad accogliervi ci saranno due antichi mulini a pietra, recentemente restaurati, dove potrete assistere alla molitura del grano biologico e a km zero. Setacciatura e molitura del grano sono solo le prime fasi della lavorazione.
Sarà Vincenzo Paolillo a prendervi per mano e mostrarvi tutte le altre fasi della produzione. Lui quest’arte la conosce dalla nascita, gliel’ha insegnata suo padre, che l’ha imparata dal nonno, colui che generò quella pasta madre ancora oggi impiegata nella realizzazione dei lievitati. L’atmosfera nel laboratorio è surreale, dai forni, col vapore, esce anche l’odore e con l’acquolina in bocca si gustano i taralli che entusiasticamente Vincenzo offre, mentre soddisfa ogni nostra curiosità.
La sua competenza e l’azienda hanno un grande margine produttivo inespresso, ma Vincenzo Paolillo ha deciso di darsi quella determinata dimensione lavorativa, rifiutandosi di inseguire, correndo, gli allettanti numeri di un maggior profitto che sacrificherebbero l’aspetto umano della propria attività, alienandolo e impedendogli, quindi, di gustare il sopraffino sapore di familiarità, quell’ ingrediente, buono come il pane, con cui ha scelto di condire il suo lavoro.
Che il sole vi baci!
Gaia Marchese

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