lunedì 22 giugno 2026

Barche con la geometria dell'anima

 

Un tempo le barche nascevano da un rito paziente e artigianale, figlie di una produzione modesta che non conosceva l’obsolescenza programmata né il vuoto rincorrersi delle mode, poiché ogni scafo era forgiato per durare oltre il tempo stesso. La storia di una barca veniva scritta ben prima del suo concepimento. Si racconta, per esempio, di un contadino che, per ragioni che sfuggono alla memoria, decise di abbattere un grosso gelso; la notizia, attraverso le vie del borgo, arrivò fino al maestro d'ascia, dando inizio a un viaggio che oggi faticheremmo a immaginare. Non c’erano camion né gru, ma l’albero intero, con tutti i suoi rami e le foglie ancora vive, veniva caricato su un carro di legno trainato da un cavallo e attraversava liberamente il paese, senza traffico da intralciare, fino a raggiungere il cantiere navale al porto. Lì, il legno incontrava strumenti rudimentali: si iniziava con una grossa sega manuale mossa verticalmente, dove all'ultimo operaio arrivato, solitamente un bambino, toccava il compito più ingrato di stare sotto la trave, coperto da una pioggia di segatura. Con l’ascia e la pialla si rifiniva poi il taglio, ricavando l’intera ossatura di una barca di dieci metri e mezzo, basando le forme della chiglia e delle ordinate sugli sgarbi, quelle dime antiche tramandate da generazioni di maestri d'ascia la cui origine resta ignota si perde nel tempo. In quel rapporto tra lunghezze ricorreva costantemente il valore del 3.14, lasciando il dubbio se fosse il risultato di studi scientifici o di un lungo percorso empirico approdato a una perfezione naturale. Vogare su un gozzo così costruito è un’esperienza faticosa che regala, però, un inspiegabile benessere interiore, uno stato di estasi visibile negli occhi dei pescatori al rientro da una lunga remata; è la stessa sensazione che ho provato veleggiando sulle storiche barche, specialmente su quelle nate dallo studio Sparkman & Stephens di New York, i cui progetti, sorti durante l'avvento della meccanica quantistica, apparivano disegnati con le geometrie dell’anima, in un punto di intersezione tra scienza e spirito che non potremo mai del tutto decifrare. Oggi, invece, le barche sono prodotti in serie di cui ignoriamo l'origine e il volto di chi le ha costruite. Sono progettate per massimizzare il comfort e gestire gli spazi interni in modo impeccabile, trasformandosi in vere e proprie barche “da porto” che sostituiscono quelle da diporto; si naviga sempre meno e l’affidabilità della tecnologia, unita alla precisione delle previsioni meteo, ha finito per oscurare l’importanza delle reali doti marine, sacrificando l’identità profonda della navigazione sull'altare della comodità.

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